ARCHIVIO ANOMIA

CARGO-CULT OF SALVATION
IL CRISTO PAPUA E IL FURTO BIANCO DEL PARADISO
MIRCEA ELIADE
Jesi ci ha indicato i pericoli delle strumentalizzazioni del mito da parte della destra. Ma cosa accade quando a venir strumentalizzata è la tradizione degli oppressi? Jesi non ci ha fornito indizi perché non poteva sapere che un giorno la destra avrebbe adottato linguaggi e simboli rivoluzionari. In questa fase di confusione, noi ci limitiamo al sabotaggio di miti altrui. Ecco dunque uno scritto di Mircea Eliade – vicino a Codreanu –, tratto da Mefistofele e l’androgine, ennesima ricerca «entro cui il passato è una sorta di pappa omogeneizzata […] in cui prevale una religione della morte». Tuttavia, in queste pagine, traspare anche una politica selvaggia in cui il messianismo si lega alla rivolta contro la colonizzazione, alla distruzione delle merci e a un’apocalisse che è tale solo per gli oppressori e Mircea Eliade. Il Regno è Papua.
L’ARRIVO DEGLI AMERICANI
Quanto agli Americani, essi evidentemente si presentavano come gli antenati, come i morti che tornano carichi di doni. Gli Americani sono stati gli ultimi Bianchi a venire in contatto con gli indigeni delle isole dell’Oceania, soprattutto durante la seconda guerra mondiale. Nel pensiero mitico degli indigeni, essi hanno preso il posto degli Olandesi, dei Tedeschi, dei Francesi o degli Inglesi. Sono tutti dei Bianchi, cioè, agli occhi degli indigeni, spiriti dei morti, fantasmi, spettri. Arrivano, infatti, da molto lontano dalle isole da cui vennero nei tempi mitici gli antenati dei Melanesiani: le stesse isole dove ogni indigeno ritorna dopo la morte. Ed è perché gli antenati giunsero su nave, che i morti sono messi su piccole barche che li ricondurranno al loro paese di origine. Si tratta naturalmente di un paese mitico, situato di là dall’Oceano. Sebbene i Melanesiani abbiano conservato il ricordo delle migrazioni ancestrali che li condussero nelle isole che occupano attualmente, questo ricordo si è rapidamente miticizzato. Il paese degli antenati, di là dalle Grandi Acque, è un’isola favolosa, una specie di Paradiso dove le anime dei morti attendono il loro trionfale ritorno fra i vivi. In effetti, esse ritorneranno un giorno, ma questa volta su magnifici navigli carichi di merci, simili alle gigantesche navi mercantili che i Bianchi ormeggiano ogni giorno nei loro porti.
Tale è la concezione religiosa dalla quale sono nati i culti delle navi da carico. Essi sono tutti culti profetici e millenaristi. Proclamano l’imminenza di un’era favolosa di abbondanza e di beatitudine. Gli indigeni torneranno ad essere i padroni nelle loro isole e non lavoreranno più, perché i morti porteranno loro quantità fantastiche di provviste. Perciò la maggior parte di questi movimenti esigono, da una parte, la distruzione dei beni a partire dagli oggetti acquistati dai Bianchi, d’altra parte la costruzione di vasti magazzini dove saranno depositate le provviste portate dai morti. Ci soffermeremmo più oltre su qualche tipo di cargo-cult. Ora bisogna spiegare come è che l’apparizione dei cargos lungo le coste melanesiane abbia potuto suscitare tali micro-religioni profetiche e millenariste. Come si è detto, l’idea di fondo è il mito di un ritorno trionfale dei morti, carichi di doni. Ora, per gli indigeni l’arrivo di navi mercantili nei porti dei Bianchi fu un fatto avente del miracoloso. Essi hanno notato che i Bianchi ricevevano provviste e innumerevoli manufatti alla fabbricazione dei quali non avevano partecipato. Gli indigeni non hanno visto che i prodotti finiti, ignorando il lungo processo di fabbricazione svolgentesi lontano dalle loro isole. Donde la conclusione, dal loro punto di vista perfettamente logica, che queste mercanzie erano state prodotte o per magia, o dai morti. Nella seconda ipotesi, le mercanzie sarebbero loro di pieno diritto, poiché i morti avevano lavorato per essi e non per i Bianchi. Spesso, gli indigeni erano convinti che le navi mercantili, inviate dai loro morti, erano state confiscate da Bianchi: e l’idea di questa ingiustizia valse ad accrescere la già esistente tensione tra Neri e Bianchi. D’altra parte, se le mercanzie fossero risultate di magia, esse apparterrebbero loro egualmente: perché erano sempre i loro morti e i loro dèi a produrle.
SINCRETISMO PAGANO-CRISTIANO
Questo concorso di fattori andò a creare un’atmosfera di frustrazione e di sospetto reciproco. Da un lato, almeno al principio i Bianchi furono considerati come degli antenati venuti a portare doni. Infatti, avevano la pelle bianca come gli spiriti dei morti e arrivavano su navi. D’altro lato, una volta stabilitisi nelle isole, i Bianchi si comportavano da padroni, disprezzavano gli indigeni, imponevano loro duri lavori e cercavano di convertirli al cristianesimo. L’ambivalenza dei sentimenti verso i Bianchi spiega tanto i movimenti anti-occidentali di liberazione nazionale quanto l’invidia, la gelosia e l’imitazione meccanica dei valori occidentali. In quasi tutti i cargo-cults, il rigetto del cristianesimo è più o meno categorico. Tuttavia, l’escatologia cristiana si è integrata più di una volta nel mito millenarista meClanesiano. Così Upikno, un eremita indigeno ritiratosi nella giungla di Huon Peninsula, prese il nome di Lazzaro in seguito a un ordine di Dio. Uno dei movimenti millenaristi di Rai Coast (1936) annunciava la seconda venuta del Cristo. Mambu, un indigeno cattolico di Madang District, diede vita a un movimento sincretista pagano-cristiano diretto contro i Bianchi e contro le missioni. Un altro culto malesiano, conosciuto sotto il nome di Assisi cult, annunciava la venuta del Cristo su una nave mercantile; in seguito a questo evento, gli indigeni avrebbero mutato pelle: sarebbero diventati bianchi e sarebbero stati i padroni dei Bianchi, divenuti allora Neri. A Kaimku, una ragazza di diciassette anni, Filo, fondò un nuovo culto profetico sincretista. Uno dei suoi zii prese il nome di Dio, l’altro di Gesù. Gli aderenti cantavano e danzavano giorno e notte intorno agli altari, recitando preghiere cattoliche e indigene. Filo aveva predetto che Dio avrebbe inviato loro merci ma anche armi per scacciare gli Europei: le missioni sarebbero state attaccate per prime, perché diffondono una religione falsa; poi sarebbe venuto il turno della polizia.
Sanop, uno dei capi di un culto millenarista di Buka, accusava gli Europei di aver celato una parte di rituale e del dogma cristiano. Secondo i fedeli di un culto della Nuova Guinea olandese, gli Europei, strappando la prima pagina della Bibbia, avevano nascosto il fatto che Gesù era un Papua e, grazie a questa astuzia, essi si erano arrogati nel cristianesimo il posto privilegiato che invece appartiene di diritto ai Papuasici. Per rimediare a questa ingiustizia, i fedeli ribattezzarono i loro villaggi chiamandoli Galilea, Gerico etc., e uno dei loro capi, che peraltro si chiamava Mosè, si ritiro per meditare su una montagna ribattezzata Monte Carmelo. Nel 1939, una vecchia lebbrosa, che annunciò l’arrivo di navi mercantili, ribattezzò le isole Schouten, chiamandole Giudea e Gadara, il suo villaggio divenne Betlemme e un fiumicello il Giordano.
Ma vi è di meglio: in molti casi, il movimento millenarista aveva anche rinnegato le forme tradizionali della religione melanesiana. Le maschere delle società segrete erano state distrutte e le donne ammesse a partecipare alle cerimonie esoteriche. Talvolta la religione tradizionale era stata perfino abbandonata in tutto e per tutto. Non che, da un giorno all’altro, gli indigeni fossero diventati areligiosi e si fossero sbarazzati sia del cristianesimo che della loro religione ancestrale. Al contrario, il mutamento tradiva la rinascita di una vita religiosa pia autentica e infinitamente più creativa, perché alimentata da una esperienza profetica millenarista. Ci si preparava al Regno e tutte le forme del passato dovevano essere abolite. Si aspettava una vita nuova, completamente rigenerata, una esistenza molto più preziosa perché beatifica e senza termine. Noi abbiamo constatato lo stesso fenomeno nel culto di Espirito Santo: vi venivano respinti sia il cristianesimo, sia i valori etici ed economici dei Bianchi, sia le consuetudini e le interdizioni tribali tradizionali. Ci si preparava alla restaurazione del Paradiso.
Di certo, tutti questi movimenti millenaristi dell’Oceania sono sorti in seguito a situazioni storiche precise esprimendo un desiderio di indipendenza economica e politica. Numerosi studi hanno messo ben in luce il contesto socio-politico dei cargo-cults. Ma l’interpretazione storico-religiosa di queste mircroreligioni millenariste è appena cominciata. Ora, tutti questi fenomeni profetici non diventano completamente intelligibili che nella prospettiva della storia delle religioni. È impossibile penetrare il significato e misurare il successo straordinario dei cargo-cults senza tener conto di un tema mitico-rituale che ha una parte fondamentale nelle religioni melanesiane: il ritorno annuale dei morti e il rinnovamento cosmico che esso implica. Il Cosmo deve essere ricreato annualmente, e alle cerimonie del Nuovo Anno che operano questa ricreazione i morti sono presenti. Ma questo complesso mitico-rituale si prolunga e completa nel mito del Grande Anno, cioè del rinnovamento radicale del Cosmo attraverso la distruzione di tutte le forme esistenti, attraverso la loro regressione nel Caos seguita da una nuova creazione.
ANNIENTAMENTO DEL MONDO E INSTAURAZIONE DELL’ETÀ DELL’ORO
Il tema della distruzione e della ricreazione periodica del Cosmo è un motivo religioso estremamente diffuso, che riprenderemo più oltre. Per ora cerchiamo di isolare la sindrome del Grande Anno, che si può raccogliere da alcuni culti profetici melanesiani. Come esempio, il profeta Tokeriu di Milne Bay (Nuova Guinea) nel 1893 annunciò un vero Anno Nuovo e una vera festa dei morti, che avrebbero instaurato la nuova era dell’abbondanza. Prima, uno spaventoso cataclisma – con eruzioni vulcaniche, terremoti e inondazioni – avrebbe però annientato tutti gli infedeli, cioè tutti quelli che non avevano aderito al culto. Dopo questa catastrofe di proporzioni cosmiche (nella quale è riconoscibile l’immagine-tipo della fine del mondo) i venti, cambiando bruscamente di direzione, avrebbero riportato il buon tempo. I giardini avrebbero traboccato di taro e di igname, gli alberi si sarebbero piegati sotto il peso dei frutti e su una nave i morti sarebbero venuti a visitare i vivi; il loro arrivo avrebbe inaugurato l’era dell’abbondanza e della beatitudine. Gli aderenti al culto dovevano astenersi dall’utilizzare oggetti di origine europea. Nel 1929-1930, il mito dell’Età dell’Oro si diffuse tra i Baining della Nuova Britannia. Un terremoto avrebbe fatto perire tutti gli Europei e tutti gli indigeni scettici: le montagne sarebbero crollate nelle valli per formare una grande pianura coperta di giardini e di frutteti che non avrebbero richiesto alcun lavoro, i morti sarebbero resuscitati, compresi i maiali e i cani. Il profeta Ronovuro, di Espirito Santo, annunciò nel 1923 un diluvio seguito dal ritorno dei morti su navi da carico piene di riso e di altre provviste. Accadde che dopo lunghi anni si ritenne che le profezie stessero realizzandosi letteralmente. Il movimento, noto sotto li nome di «Vailala madness» (che fece la sua apparizione nel 1919 e declinò verso il 1923 per sparire completamente nel 1931), verso il 1934 cominciò a essere considerato dagli indigeni come veridico nelle sue predizioni. Infatti, allora gli indigeni pretesero di ricordarsi benissimo che la terra aveva tremato e gli alberi avevano vacillato, che poi le piante erano fiorite dall’oggi al domani. Si ricordavano anche della venuta dei morti, ripartiti durante la notte. L’indomani, si distinguevano sulla spiaggia le impronte delle loro calzature europee e perfino delle loro biciclette. Le profezie si realizzano alla rovescia, nel passato, ma finiscono pur sempre col realizzarsi.
Nella Valle di Markham della Nuova Guinea, un indigeno, Marafi, affermò nel 1933 che Satana gli aveva fatto visita e lo aveva condotto nelle viscere della terra per fargli incontrare gli spiriti dei morti, i quali hanno là la loro dimora. Gli spiriti gli dissero che sarebbero volentieri ritornati sulla Terra, ma che Satana vi si opponeva. Aggiunsero che se Marafi fosse riuscito a convincere gli abitanti dei villaggi che Satana è l’Essere Supremo, essi avrebbero potuto tornare sulla terra. È degno di nota che Marafi aveva tratto la conclusione logica dalla rivolta contro l’usurpazione religiosa e politica dei Bianchi: il vero Dio, il Dio della nuova religione profetica, non poteva essere che l’anti-Dio dei Bianchi, Satana. Si tratta naturalmente di una espressione immaginosa dell antagonismo Nero, ma vi è anche la condanna della situazione storica e religiosa attuale e del fatto che il cristianesimo dei Bianchi non corrisponde allo spirito del Vangelo.
Ma un punto è ancor più significativo: l’annuncio che il ritorno dei morti sarebbe stato preceduto da un cataclisma cosmico: un terremoto avrebbe sconvolto tutto, poi una pioggia di fiamme di cherosene avrebbe bruciato le case, i giardini e l’insieme degli esseri viventi. Perciò Marafi consigliava di costruire una casa tanto grande da dare asilo a intere comunità al primo segno del cataclisma, cioè quando la terra avrebbe cominciato a tremare. L’indomani, esse avrebbero trovato i morti già arrivati, carichi di doni: carne in scatola, tabacco, riso, vestiti, lampade e fucili. Da quel momento, il popolo non avrebbe più dovuto lavorare i propri giardini. L’annuncio del terremoto e delle tenebre precedenti l’arrivo dei morti è un tema assai diffuso nei cargo-cults melanesiani. Un mito celebre delle Indie olandesi annuncia che il ritorno dell’eroe Mansren inaugurerà l’Età dell’Oro: nel luogo dove si trova ora (in Indonesia, secondo alcune varianti a Singapore o in Olanda), Mansren pianterà un albero la cui sommità toccherà il cielo (si noti l’immagine dell’Axis Mundi); poi l’albero si inclinerà fino all’isola Miok Wundi, luogo di nascita di Mansren, e sul suo tronco correrà un fanciullo prodigio, Konor. L’arrivo di questo puer aeternus segnerà l’inizio di questa nuova Età dell’Oro: i vecchi torneranno giovani, i malati guariranno e i morti ritorneranno sulla Terra. Vi sarà abbondanza di cibi, di donne, di ornamenti e di armi. Nessuno sarà più obbligato a lavorare né a pagare imposte. Secondo le più recenti versioni del mito, l’arrivo di Mansren e del puer aeternus modificherà radicalmente non soltanto la situazione sociale, cioè la modalità esistenziale dell’uomo, ma anche la struttura del Cosmo. Gli yams, le patate e gli altri tuberi cresceranno sugli alberi, mentre le noci di cocco e altri frutti nasceranno come dei tuberi. Gli animali marini diventeranno terrestri, e viceversa. Sono, queste, tante espressioni fantasiose di un totale rovesciamento delle forme e delle leggi del mondo attuale: ciò che ora si trova in alto sarà in basso così via. Il Cosmo tutto intero sarà rinnovato: Cielo e Terra saranno annientati, un nuovo Cielo e una nuova Terra saranno creati al loro posto.
Il celebre John Frum profetizzò che Tana, una delle Nuove Ebridi, sarebbe divenuta piatta in seguito ad un cataclisma: le montagne vulcaniche sarebbero franate a riempire le valli, in modo da dar luogo a una fertile pianura. Poi i vecchi ritroveranno la loro giovinezza, non vi saranno più malattie, nessuno lavorerà più nei giardini, i Bianchi se ne andranno, e John Frum fonderà scuole a sostituire quelle dei missionari. In una regione selvaggia della Nuova Guinea, scoperta da appena vent’anni, il mito millenarista ha assunto aspetti ancora più suggestivi. Vi sarà una Grande Notte, dopo la quale Gesù arriverà con gli antenati e le merci. Per essere informati del suo arrivo, gli indigeni avevano piantato canne di bambù a fare da antenne telegrafiche e anche pali con intaccature per permettere a Gesù di scendere sulla Terra e a se stessi di salire in Cielo. Le tombe vennero meticolosamente pulite, e si distrussero beni e armi. Era stato anche annunciato che le pelli nere sarebbero diventate bianche e che tutte le proprietà dei Bianchi sarebbero ritornate ai Neri. Avendo assistito ai combattimenti aerei tra Giapponesi e Alleati, gli indigeni credettero che un certo numero di Antenati sarebbe giunto in aeroplano. I primi aviatori che atterrarono in quei paraggi, furono ricevuti con grandi cerimonie come avanguardia degli Antenati.
ATTESA DEI MORTI E INAZIONE RITUALE
In tutti i culti melanesiani delle navi da carico l’attesa della catastrofe che precederà l’Età dell’Oro è contrassegnata da una serie di azioni esprimenti un distacco assoluto dai valori e dai comportamenti usuali. I maiali e le vacche vengono uccisi in olocausto; si spendono tutti i risparmi per esaurire la moneta europea e la si getta anche nel mare; si costruiscono magazzini per accumularvi le provviste; i cimiteri vengono riordinati e infiorati e si aprono nuovi sentieri; si cessa di lavorare per aspettare i morti intorno a tavoli da banchetto.
Nel movimento di John Frum, in occasione delle feste collettive è tollerata una certa licenza; il venerdì, giorno in cui comincerà l’Età dell’Oro, è il giorno santo e si trascorre il sabato a danzare e a bere la kava. I giovani e le fanciulle abitano una casa comune; il giorno fanno insieme il bagno e durante la notte danzano. Prescindendo dagli elementi sincretistici e cristiani, tutte queste microreligioni melanesiane hanno in comune lo stesso mito centrale: l’arrivo dei morti vi viene considerato come il segnale di un rinnovamento cosmico. Ora, noi sappiamo che questa è un’idea religiosa fondamentale dei Melanesiani. I cargo-cults non hanno fatto che riprendere, ampliare, rivalorizzare e caricare di una intensità profetica e millenarista questo tema religioso tradizionale, e cioè: il Cosmo si rinnova periodicamente o, più esattamente, viene simbolicamente ricreato ogni anno. Il giorno dell’Anno Nuovo è una ripetizione della cosmogonia: un nuovo mondo viene alla luce, un mondo fresco, puro, ricco, con tutte le sue potenzialità non ancora consumate dall’usura del tempo; in altre parole, è il mondo come era il primo giorno della Creazione. Questa idea, peraltro assai diffusa, tradisce il desiderio dell’uomo religioso di liberarsi del fardello del passato, di sottrarsi all’azione del tempo e di ricominciare la sua esistenza ab ovo. Nella Melanesia, la grande festa agricola dell’Anno Nuovo comprende i seguenti elementi: l’arrivo dei morti, la proibizione di lavorare, le offerte ai morti deposte su piattaforme o il banchetto offerto agli spiriti, infine una festa collettiva di tipo orgiastico. È facile riconoscere in questo scenario della grande festa agricola dell’Anno Nuovo, gli elementi più caratteristici dei cargo-cults: l’attesa dei morti, il grande olocausto di animali domestici e le offerte agli spiriti, la gioia orgiastica, il rifiuto di lavorare.
Gli Europei sono stati colpiti soprattutto dalla distruzione massiccia dei beni e dall’inazione assoluta. Ad esempio, ecco come un Acting Resident Magistrate descrive la sua visita in una delle regioni della Papuasia infestata da ciò che chiama la «follia» Vailala: «Erano seduti immobili e non una parola fu pronunciata durante i pochi minuti che sono restato là a guardarli. Bastava vedere come si comportavano da idioti per mandare in collera chiunque: tutti in gruppo, indigeni forti e ben piantati, con indosso vesti nuove e pulite, se ne stavano seduti in silenzio, come pietre o tronchi d’albero in pieno pomeriggio invece di lavorare o d i dedicarsi a qualche occupazione come ogni essere ragionevole. Si sarebbe creduto che fossero soggetti maturi per un asilo di alienati».
Per un occidentale era difficile comprendere questa immobilità rituale: non era più pigrizia, ma pazzia pura. Eppure, questi indigeni stavano celebrando un rito: attendevano i morti e per questo era loro proibito di lavorare. Ma, in questo caso, non si trattava più del ritorno dei morti in occasione del giorno dell’Anno Nuovo, del rinnovamento annuale del mondo: si spiava ciò che si potrebbe chiamare l’inaugurazione di una nuova era cosmica, l’inizio di un Grande Anno. I morti sarebbero ritornati per non abbandonare più i vivi. L’abolizione della morte, della vecchiaia e della malattia distruggeva ogni differenza tra morti e vivi. Il mondo radicalmente rinnovato, era praticamente l’instaurazione del Paradiso. E per questo, come abbiamo visto più sopra, l’evento sarà preceduto da terribili cataclismi: terremoti, diluvi, tenebre, piogge di fuoco, ecc… Questa volta, si trattava di una distruzione totale del vecchio mondo al fine di permettere una nuova cosmogonia e l’instaurazione di un nuovo modo dell’esistenza paradisiaca. Se molti cargo-cults hanno assimilato idee millenariste cristiane, è perché gli indigeni avevano ritrovato nel cristianesimo il loro antico mito escatologico tradizionale. La resurrezione dei morti proclamata dal cristianesimo era, per loro, un’idea familiare. Se gli indigeni sono stati delusi dai missionari, se la maggiornaza dei cargo-cults hanno finito col divenire anti-cristiani, ciò non è dovuto al cristianesimo in sé, ma al fatto che ad essi sembrava che i missionari e i convertiti non si comportassero da veri cristiani.
Numerose e tragiche furono le delusioni degli indigeni nei loro incontri con il cristianesimo ufficiale. Infatti, ciò che nel cristianesimo li attirava di più, era proprio l’annuncio del rinnovamento radicale del mondo, l’imminente venuta del Cristo e la resurrezione dei morti; questi aspetti profetici ed escatologici della religione cristiana destavano in loro l’eco più profonda. Ma proprio questi erano gli aspetti del cristianesimo che i missionari e i convertiti sembravano ignorare o disprezzare. I movimenti millenaristi divennero ferocemente anti-cristiani appena i loro capi capirono che i missionari, loro indiretti ispiratori, non credevano alla realtà delle navi dei morti portatrici di doni; insomma, che non credevano all’imminenza del Regno, alla resurrezione dei morti e all’instaurazione del Paradiso.
Uno degli episodi più significativi del conflitto fra l’ideologia millenarista dei cargo-cults e il cristianesimo ufficiale è la disavventura del famoso Yali, figura di primo piano nei movimenti profetici della religione Madang. E vorrei concludere proprio con la sua storia questo ragguaglio sui culti millenaristi melanesiani. Yali si era lasciato trascinare dal fervore popolare in un movimento millenarista che aveva molti elementi escatologici cristiani. Ma nel 1947 fu convocato a Port Moresby, capitale della Papuasia e della Nuova Guinea, per discutere con certi alti funzionari, allarmati della sua attività. Durante il periodo trascorso a Port Moresby, egli apprese che i cristiani europei non credevano alla realtà del prodigioso cargo-boat. Un indigeno gli mostrò un libro sull’evoluzione confidandogli che nella realtà la fede dei cristiani europei si rifaceva a quella teoria. Questa informazione turbò profondamente Yali; scoprì che gli Europei credevano di discendere dagli animali, in altre parole, che essi si rifacevano alla vecchia credenza totemista della sua tribú. Yali si sentì ingannato, divenne furiosamente anti-cristiano e tornò alla religione dei suoi antenati.
Egli preferiva sapersi il discendente degli animali totemici, piuttosto che di una scimmia che sarebbe vissuta in una favolosa epoca geologica.
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