COME FACCIAMO?

1. NON CHI ESSERE, MA COME FARE

Archivio anomia non è un collettivo ma uno mezzo di affiliazione, di ricerca e di diserzione. Archivio anomia non è un blog culturale, ma un cassetto degli attrezzi per vite senza futuro. Dietro la sigla Archivio anomia non esiste alcuna organizzazione, ma solamente affetti in disaccordo, vite qualunque che si sono trovate intorno ad un Manifesto che, grado zero del nostro modo di sentire l’epoca, orienta un modo di fare. Non chiedeteci chi siamo, ma come facciamo.

2. FACCIAMO ARCHIVIO

Nel tempo della fine, nel tempo dello spettacolo e delle apocalissi, quello che facciamo è un archivio. Non un archivio ordinato e documentato, non uno schedario della legge e della polizia, ma un archivio dell’anomia, un archivio del fuorilegge, di ciò che avrebbe potuto essere detto. Un luogo di ricapitolazione della tradizione degli oppressi. Uno spazio che non comanda di conservare la memoria, ma che esaspera critiche, fratture, ombre e, chissà, nuovi sentieri di diserzione tra le pieghe del passato. Per questo raccogliamo e digitalizziamo pagine di testi ormai dimenticati e finiti fuori dalla produzione del libro-merce. Per questo riproponiamo pagine ormai rimosse o nascoste dallo spettacolo della cultura, dal feticismo dell’accademia e dall’incasso del mercato editoriale. Raccogliamo fogli, autori, manifesti e pagine di libri come fossero frammenti, schegge e cocci di un vaso rotto, quello della rivoluzione. Un’archivio che, come un Kintsugi, esalta fratture e rotture. Un archivio che esibisce distruzione e rovina in cornici d’oro.

3. FACCIAMO TRADUZIONE

Non c’è archivio che non custodisca molte lingue. Non c’è anomia che si lasci dire in un unico modo. Per questo affianchiamo alla ricerca d’archivio una costante opera di traduzione di articoli, saggi, inchieste e reportage di stretta attualità e che vengono pubblicati da più parti del mondo. Non è solo questione di traduzione di testi inediti in italiano, ma tentativo di tradurre pensieri, azioni e forme-di-vita. In questo senso, più che importare cultura ed esotismi, news e scoop, cerchiamo di connettere comunità, di legare corpi, di annodare le lotte e gli affetti. I brani e i frammenti che traduciamo sono un meticciato di idiomi, una poesia barbarica, un al di là dei tempi e dei luoghi che ci separano e ci dividono.

4. FACCIAMO MONTAGGIO

Confidiamocelo: lì dove abbondano le lettere e le teorie, la vita ci ha già abbandonati, lasciandoci orfani di ogni potenza e di ogni presenza. Le lotte diventano inoffensive, diventano “riflessioni critiche”. Per evitare che Archivio anomia sia il luogo polveroso e triste per studiosi amanti della critica, abbiamo fatto loro un dispetto. La forma-articolo è stata distrutta. Abbiamo trasformato i saggi in fanzine, le pagine in street art, la noia della lettura in gioco di collage. Abbiamo riempito i vuoti, come nei manoscritti miniati di epoca gotica, ma le nostre drôlerie si richiamo alle culture underground, dal punk al rap, dall’afro-futurismo al cringe dell’advertising anni ’50. Non si tratta di spettacolarizzazione, ma di fare con i testi quello che l’espressionismo, il dadaismo e il situazionismo  avevano fatto con immagini e cinema: destituire la tela, lo schermo, il libro; connettere artisti, pensatori e sabotatori; infrangere la rappresentazione e l’ordine prestabilito di un testo. Insurrezione di carta e inchiostro.

5. FACCIAMO SABOTAGGIO

Per tutti questi motivi non consigliamo la lettura online. Benché tutti i materiali di Archivio anomia sono consultabili sul sito, incoraggiamo i nostri lettori a scaricare gli impaginati, a stamparli – nella vostra tipografia di fiducia, di nascosto dalla fotocopiatrice del vostro ufficio, fregando il codice al Professore e usando quella della vostra scuola. L’obiettivo non sono le visualizzazioni su questo sito e sui sui social, ma il passa parola, lo stringersi delle mani, il legare vite. Dove si possiede l’intimità e la condivisione di una fanzine esistono già le condizione per l’intimità e la condivisione di un gruppo, di un pessimismo ormai organizzato.

6. FACCIAMO QUEL CHE RESTA DI |A|

Tutto è destinato alla fine. Sarà così anche per Archivio anomia. Per questo abbiamo pensato a qualcosa che possa durare un pò più a lungo e che, stretto tra le mani a molti giorni da oggi, potrà farti dire che “proprio questo è quel che resta di anomia”. Quel che resta di |A| è il magazine dell’archivio, un numero speciale, esclusivamente in cartaceo. Un magazine che, di volta in volta, affronta uno tema specifico per più di 250 pagine di articoli, saggi, materiali d’archivio. Quel che resta di |A| esce una volta all’anno in tiratura limitata. Non lo trovi in libreria, non lo puoi acquistare, ma puoi provare a chiedercelo.