IL FANTASMA DI UR

LA METROPOLI COME STATO TOTALE
HENRY FLEURY

 

L’articolo di Henry Fleury intitolato La métropole est notre fantasme de l’État total è stato originariamente pubblicato in Entêtement #14 del  10 marzo 2023. La traduzione è a cura di Archivio Anomia. 

 

Lo Stato non si è formato progressivamente, ma sorge tutto armato, colpo da maestro in una sola volta, Urstaat originale, eterno modello di ciò che lo Stato vuol essere e desidera

Se conosciamo tutta la miseria che la metropoli produce su di noi, vale a dire alienazione, controllo, disciplina, addomesticamento, inquinamento, e infine impotenza generalizzata, non possiamo limitarci a pensare il modo in cui ci castiga. Se essa esiste, se molti di noi vi ci si associano, è necessariamente dato dal fatto che la desideriamo, che essa mette in esercizio una certa definizione di felicità, per quanto orribile possa essere. Evidentemente, essa offre il divertimento permanente (alienante), la festa (triste), gli incontri (disincarnati), la soddisfazione della messa in scena di sé, le lusinghe del sentimento d’importanza. Essa carezza i nostri bassi istinti senza mai offrire alcuna risposta ontologica alla vita esistenziale. Ma dietro questa metropoli allucinogena che si estende oltre le città, c’è un altro fantasma che trova espressione: quello delle origini e del compimento. Cos’è, dunque, la metropoli?

L’Urstaat, da cui essa deriva, rappresenta l’articolazione tra la dimensione fantasmatica e la dimensione materiale. L’Urstaat è Ur, madre di tutte le città. Definita come «il punto di partenza di Abramo o della nuova alleanza». È la figura dell’origine che viene qui invocata, come avviene nel significato mitico del padre originario Urvater.

Quale mostro può partorire laddove il padre si accoppia allo staat? Se si prende alla lettera il lemma Urstaat, esso identifica dunque lo Stato originario, padre di tutte le città, modello dell’istituzione statuale. La metropoli è la forma-Stato totale. Ma essa non è che un fantasma, tentativo esemplare di creazione materiale di questa forma-Stato. «Lo Stato non si è formato progressivamente, ma sorge tutto armato, colpo da maestro in una sola volta, Urstaat originale, eterno modello di ciò che lo Stato vuol essere e desidera». Cosa ci viene scritto qui è proprio la teoria completa dell’Urstaat tale e quale a com’è: al tempo stesso origine-modello dello Stato e proiezione-desiderio di ciò che vuole essere. Origine-modello dello Stato e proiezione-desiderio, questa dualità sospesa tra un passato e un futuro è il riflesso della dualità dei campi di analisi: contemporaneamente produzione sociale e produzione dell’inconscio. È da un lato l’apparato dello Stato e dall’altra le rappresentazioni dell’inconscio collettivo e le rappresentazioni dell’inconscio individuale. È lo Stato originario che prende il potere simultaneamente sul corpo sociale e nelle soggettività, nella produzione dell’inconscio. Questo dipende dal fantasma prodotto dall’inconscio riguardo l’Urstaat, che riorganizza le soggettività come fosse una presa di potere.

 

Si tratta dunque di un influsso doppio: l’influenza dell’Urstaat sull’inconscio, e la risposta dell’inconscio attraverso lo spettro dell’Urstaat. L’Urstaat è preso tra due regimi di discorso: un regime storico ed uno mitico. Il mito è un’origine del mondo che ne fonda l’organizzazione: una cosmogonia. «Il mito non si chiede come dal caos sia sorto un mondo ordinato; esso risponde alla domanda: chi è il dio sovrano? Chi ha ottenuto di regnare sull’universo?». Il mito è la produzione immaginifica dell’inconscio che giustifica l’organizzazione del potere. Esiste un gioco di rimandi costante tra l’organizzazione socioeconomica e la messinscena mitica dell’origine.

Non c’è alcuna mitologia né desiderio che non influiscano sull’organizzazione socioeconomica. La metropoli non è che la forma definitiva, la più progredita, di questa terribile progenie dell’Urstaat. Se il mito della sovranità s’incarna così bene nella città-origine da cui deriva la metropoli, ciò è tanto per via della sua terrificante efficacia materiale quanto a causa del nostro desiderio. Si tratta anche della doppia prova cui siamo tenuti: l’urgenza di distruggerne tanto le condizioni materiali quanto quelle dell’inconscio.

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