
LA TELA DEL RAGNO
ATLANTE ILLUSTRATO DELL’INFRASTRUTTURA SENZA FILI
ERIK BORN
C’è qualcosa di impalpabile che ci tiene legati, come fossimo annodati tra fili invisibili. È nell’aria, nel pensiero, passa attraverso i corpi e brucia leghe in un istante. Non si tratta di un’idea o di un affetto, ma dell’ultimo stadio del progresso infrastrutturale: connettere tutto senza residui e resistenze. Immediata, intangibile e invisibile, l’infrastruttura cibernetica sembra essere riuscita ad abbandonare il piano materiale per accedere al regno del puro spirito, ponendosi una volta per tutte al sicuro da ogni possibilità di sabotaggio e diserzione. Erik Born ci ricorda che sotto questa apparente sublimazione c’è ancora un mondo concreto: antenne, ricevitori e trasmettitori celati nei muri, negli alberi, nelle stelle del cielo, persino nei nostri corpi. In questo atlante illustrato dell’infrastruttura cablata e senza fili, ogni immagine diventa rivelatrice della posta in gioco tra spirito e materia, invisibilità e visibilità, trasparenza e opacità. Ogni dettaglio svela connessioni che ci sfuggono e dinamiche che plasmano il nostro presente digitale. Siamo nella tela del ragno; impareremo a danzare sui esili fili, tra illusione e inganno, tra controllo e costrizione. Un invito a guardare oltre ciò che appare, e a riconoscere la trama invisibile che ci avvolge.
«Un filo per quanto immaginario costituisce una connessione tangibile e materiale fra chi parla e chi è in ascolto: in fondo, è comprensibile. Ma qui non c’è che lo spazio, da una sponda di un vasto oceano c’è un palo con un filo appreso, dall’altra un precario aquilone che si dimena nell’aria – e solo il pensiero passare tra loro».
RAY STANNARD BAKER
«Il telegrafo senza fili non è difficile da capire. Vedete, il telegrafo a filo è come un gatto molto lungo. Tiragli la coda a New York e miagolerà a Los Angeles. Quello senza filo è la stessa identica cosa, solo senza il gatto».
ALBERT EINSTEIN
LA CITTÀ CABLATA
Figura 1
Linee telefoniche, New York, 1888 c.a. da Friedrich Kittler, Gramophone, Film, Typewriter.
Troppi fili. Ci sono troppi fili. Coperti da una trama di fili così densa da oscurare il cielo, alcuni pedoni restano immobilizzati a contemplare questo spettacolo infrastrutturale. Al centro dell’immagine c’è un palo telegrafico, il supporto fisico per le linee di telecomunicazione, che si dipartono in miriadi di direzioni diverse. Con oltre 30 traverse che reggono dai 5 ai 10 cavi ciascuna, il palo si piega in diversi punti di sforzo e sembra sul punto di finire in schegge. Il palo rende visibile il crescente sovraccarico dell’infrastruttura cablata: se il palo venisse giù, tutta la rete di cavi che si dirama ordinata in ogni direzione finirebbe nel caos. Qualcuno – un ficcanaso? un tecnico vittoriano? – se ne sta arrampicato sul terzo piolo del palo. Sotto di lui, vari passanti, inclusi due uomini d’affari e una venditrice ambulante con le sue clienti, si concedono una pausa dalle loro occupazioni, completamente assorbiti dalla scena. Alzando gli occhi, si stanno forse chiedendo: “Come ha potuto il nostro mondo divenire così cablato?”

Figura 2
Cavi in disordine di prossimo abbattimento su Lower Broadway, da Harper’s Weekly 33, p. 601.
Le immagini della città cablata erano molto popolari a cavallo del XX secolo, quando la rete telegrafica, telefonica ed elettrica era in piena espansione. Intorno al 1900, l’immagine più diffusa dell’infrastruttura cablata era quella del palo, ritratto solitamente circondato da un gruppo di cittadini che si fanno i fatti loro, pressoché ignari della tecnologia moderna che si libra precaria sopra le loro teste. La congestione dei cavi mostra non solo i limiti della tecnologia cablata, ma anche le nascenti pratiche di servizio ai clienti e manutenzione: per stare al passo con la domanda, i cavi telefonici erano solitamente installati uno alla volta con ogni nuova sottoscrizione. Al tempo, infatti, non c’era alcun modo pratico di accorpare più linee in un solo cablaggio, sebbene si stesse sviluppando la tecnologia che avrebbe permesso di inviare e ricevere più messaggi sullo stesso canale.

Figura 3
Rimozione dei pali telegrafici in Union Square, New York, da Harper’s Weekly, 33.
Nato nella metà del XIX secolo, il palo delle utenze era concepito per raggruppare i fili del telegrafo e permettere una più facile manutenzione. Al tempo stesso, l’ordine delle linee telegrafiche, la griglia rettilinea di una rete che testimoniava di previsione e pianificazione, divenne il simbolo del progresso occidentale. Sebbene i pali delle utenze permettevano ai cavi di attraversare le città garantendo la sicurezza pubblica, essi finirono ad essere usati per lo scopo opposto – come negli Stati Uniti, dove divennero il posto d’elezione dei linciaggi pubblici. Intorno alla fine dell’Ottocento si sviluppò una crescente ostilità all’estetica della crescente infrastruttura cablata, cosa che comportò la rimozione sempre più frequente dei pali dalle aree trafficate a quelle periferiche. Sebbene i cavi promettessero una comunicazione istantanea, costituivano al tempo stesso una minaccia per gli ambienti urbani – un cavo caduto, esposto alle intemperie, poteva rivelarsi fatale per uno sfortunato passante.

Figura 4
Linea di pali su First Avenue, da Harper’s Weekly 33
Col passare del tempo, l’infrastruttura cablata passò dal centro delle città alle periferie. Per rimpiazzare l’andamento caotico dei cavi, gli urbanisti raggrupparono le linee cablate e aumentarono l’altezza dei pali. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore – fino a produrre, attraverso queste immagini ritraenti fili ben ordinati, la sensazione che la terribile potenza dell’elettricità fosse stata dominata.
In alcune regioni i pali delle utenze si rivelarono ben più difficili da rimuovere, in quanto erano stati realizzati con materiali più durevoli. Nel Sud della Svizzera, ad esempio, i pali telegrafici furono realizzati in granito piuttosto che legno, impiegando i materiali locali. L’immagine, che mostra la costruzione delle linee del telegrafo al bordo di un antico tracciato viario, ci ricorda che spesso le nuove infrastrutture tendono a seguire i percorsi tracciati da quelle esistenti.
IL FUTURO SENZA FILI DELLA BELLE ÉPOQUE

Figura 5
Un quartiere aggrovigliato, da Albert Robida, Le Vingtième siècle. La vie électrique.
Se i cavi tendevano a restare molto in alto o sepolti sottoterra, questa immagine satirica di un futuro senza fili dipingeva esseri umani e tecnologia sullo stesso piano. Anche nella letteratura fantascientifica, gli scenari wireless occupavano il centro della scena al crocevia tra scienza e narrativa. In realtà i cavi continuavano a occupare una posizione rilevante e fastidiosa, benché ormai ai margini delle fantasie quotidiane.
Figura 6
Wo sollen wir bloß bleiben, — wenn doch alles drahtlos wird!” [E adesso che tutto sarà senza fili, dove andremo!] da Buen Humor, Madrid, reprinted in C.K. Roellinghoff, “Radio im Humor”.
A cavallo del XX secolo, molti osservatori erano convinti che l’avvento della tecnologia wireless voleva dire la fine dell’infrastruttura cablata. “Telegrafi senza fili – questo sì che suona davvero affascinante. Niente più sgradevoli linee a sfigurare strade e vie, addobbate dei cadaveri penzolanti di questi aquiloni del passato. Niente più scavi perpetui per le strade a cercare spazio nel sottosuolo per ulteriori circuiti che non possono essere ammucchiati sulle linee vacillanti che oscurano il cielo con le loro ragnatele fuligginose”.

Figura 7
F.H. Collins, Magneto Ear Phone. Dal brevetto U.S. 622,328, 4 aprile 1899; ristampano in Grant Wythoff, Pocket Wireless.
L’attrattiva di maggior successo della tecnologia senza fili, stando a quanto afferma Grant Wythoff, consisteva nella promessa di poter avvolgere l’intera infrastruttura dei sistemi cablati attorno ai corpi degli utenti, una specie di “wireless tascabile”, non dissimile da uno smartphone. Le capacità previste da questi dispositivi senza fili superavano facilmente i limiti tecnici, anche se scienza e fantasia restavano interdipendenti nell’immaginare questi futuri senza fili.
Figura 8
“La telefonia senza fili”, Robert Sloss, “Das drahtlose Jahrhundert”, in Die Welt in Hundert Jahren.
Nel 1910, le profezie di Robert Sloss di un “Secolo senza fili” combinavano un romanzesco viaggio al Polo Nord con una descrizione concreta degli imminenti sviluppi dell’ingegneria wireless come, ad esempio, la possibilità di contattare un familiare, sintonizzarsi su una trasmissione d’opera lirica, acquistare virtualmente un abito, usare un generatore wireless per alimentare una navicella spaziale. Con indicativi e congiuntivi, Sloss negozia la liminalità della tecnologia senza fili tra reale ed immaginario: «Potrei andare avanti così Dio solo sa quanto, senza prosciugare mai il potere della mia immaginazione, giacché tutte le cose che sono sembrate così meravigliose nel passato, non sono altro che problematiche già risolte. Riguardo a me, si tratta di fatti che stanno solo aspettando di essere introdotti nella nostra vita». Questa miscela di realtà e finzione, sottolinea che la realizzazione dell’utopia wirless è ormai all’orizzonte.

Figura 9
“L’era senza fili creerà uno Stato come nel sogno socialista”, Ivan Narodny, Marconi’s Plans for the World.
La rivoluzione senza fili non prometteva soltanto di superare l’ingombrante infrastruttura urbana cablata: mirava soprattutto a creare un mondo elettrificato e senza fili. Poiché i segnali wireless sarebbero stati, almeno in teoria, accessibili a chiunque disponesse di un ricevitore, la diffusione di questa tecnologia fu letta come il segno di un’imminente eguaglianza sociale. In altre parole, la tecnologia senza fili era pensata per favorire la libera circolazione dell’informazione, considerata prerequisito del progresso fin dall’Illuminismo. Col senno di poi, è più facile riconoscere la realizzazione concreta di molti dispositivi wireless che le promesse sulle trasformazioni sociali e politiche che queste infrastrutture avrebbero dovuto generare, le quali restano in gran parte speculative.
IL FUTURO OVVERO ELOGIO DELLA CIBERNETICA SENZA FILI

Figura 10
“Per le vostre pulizie primaverili: un dispositivo per pulire la vostra antenna”. Disegno di Heath W. Robinson, in C.K. Roellinghoff, “Radio im Humor”.
“L’infrastruttura”, dice il comico John Oliver, “non è affatto sexy”. Solo quando si verifica un malfunzionamento all’infrastruttura, come quando crolla un ponte, il nocciolo di un reattore nucleare fonde o un attacco informatico manda fuori servizio metà di Internet, ci viene ricordato di quanto siano cruciali questi servizi quotidiani. In qualsiasi altro caso, la caratteristica principale dell’infrastruttura è l’invisibilità. Con la tecnologia senza fili questa invisibilità è solo in parte dovuta al mezzo di trasmissione. Anche se la tecnologia senza fili è di per sé stessa invisibile, non è così per l’infrastruttura wireless. Come la teorica dei media Lisa Parks osserva, “Ci descriviamo come ‘società in rete’, eppure la maggior parte del pubblico sa poco o niente dell’infrastruttura che supporta una tale designazione – che sia per le trasmissioni, per il web o per i sistemi w ireless”. Per Parks, la nostra diffusa ignoranza della tecnologia delle reti è dovuta per la maggior parte alla crescente invisibilità di questa stessa tecnologia nella sfera pubblica.

Figura 11
Struttura di supporto per antenne. Dal brevetto di Robert P. Juengert e Edward Weingart, US Patent Nr. US5611176 A del 18 Marzo 1997.
Oggi, sempre più antenne mobili vengono installate all’interno, e non più fuori, dei prodotti di elettronica. Antenne vengono sparate in orbita a bordo di satelliti. Torri di telefonia mobile sono relegate nelle periferie, o nascoste in piena vista dentro alberi maestri di navi, campanili, aste di bandiera, guglie di chiese, o croci di vetta. Le stesse strutture artificiali possono essere progettate per assomigliare sempre più a elementi naturali, come avviene nello strano caso degli “alberi antenna”. Come sostiene Peter Schaefer, la dislocazione della tecnologia e l’enfasi sulle infrastrutture immateriali “promuovono una narrativa teleologica dei sistemi di trasferimento dati che da sistemi connessi fisicamente progrediscono verso forme più leggere e pulite di reti sempre più disconnesse dal mondo naturale”.

Figura 12
“Una spiacevole sorpresa di Natale”. Disegno di Heath W. Robinson, in in C.K. Roellinghoff, Radio im Humor.
Oggi molti sostenitori del passaggio al wireless ritengono che le infrastrutture senza fili possano sostituire quelle cablate, aumentando l’accessibilità, riducendo i costi e eliminando la necessità di supporti materiali per la tecnologia digitale. Per mettere in discussione queste convinzioni, i teorici dei media hanno cominciato a mostrare il lato materiale di ciò che spesso percepiamo come tecnologia immateriale. Lisa Parks, ad esempio, ha documentato la pratica diffusa dei governi di nascondere le antenne dentro “alberi antenna” e, attraverso ricerche sul campo e mappe storiche dei cosiddetti “territori del segnale”, ha cercato di aumentare la nostra capacità di leggere la rete infrastrutturale. In modo analogo, Nicole Starosielski ha studiato la storia dei cavi in fibra ottica sottomarini nel libro The Undersea Network, corredato da uno strumento digitale interattivo per mappare le connessioni. Jussi Parikka, applicando la teoria della “wirelessness” di Adrian Mackenzie, ha analizzato le pratiche di ingegneria critica alla base dei dispositivi wireless del gruppo Weise 7. Andrew Blum, in Tubi: Viaggio al centro di Internet, ha contribuito a diffondere questi lavori combinando reportage su data center, cavi in fibra e gli ingegneri che li costruiscono e gestiscono. Molti di questi studi sono stati raccolti nel numero speciale di Amodern intitolato “Network Archaeology”, che invitava a estendere l’archeologia dei media dallo studio di oggetti e artefatti allo studio delle reti e della storia delle connessioni.
Figura 13
“Stazione Telefunken. Saluti dai vigneti di Nauen Stadforst”, cartolina.
Rispetto a questi studi, si può aggiungere che nei tentativi del passato di rendere visibili e comprensibili le infrastrutture della comunicazione nello spazio pubblico si trovano alternative storiche di grande interesse rispetto alle strategie odierne di occultamento e dislocazione. All’inizio del XX secolo, infatti, le città tendevano a celebrare le proprie infrastrutture molto più di quanto accada oggi.
Esisteva persino un vero e proprio genere di “poesia senza fili”: componimenti dedicati alle torri della telegrafia e della radio, strutture che attiravano ogni anno migliaia di visitatori curiosi di osservare da vicino i simboli della nuova era elettrica. Allo stesso modo in cui, alla fine del XIX secolo, le cartoline celebravano le ciminiere come emblemi del progresso industriale — producendo immagini quasi paradossali di mete turistiche immerse nello smog — le cartoline dei primi decenni del Novecento raffiguravano spesso tralicci e antenne come segni della potenza e della promessa dei nuovi mezzi di comunicazione.
Figura 14
“Nell’era senza fili!” Disegno di Barlog, ristampato in C.K. Roellinghoff, Radio im Humor.
Poiché le moderne tecnologie wireless si basano sul medium invisibile delle onde elettromagnetiche, non ci è quasi più possibile attingere alla consueta iconografia delle infrastrutture di rete — cavi, interruttori, trasmettitori — che aveva dominato la rappresentazione dei sistemi cablati. Eppure l’infrastruttura senza fili è rimasta visibile in un altro senso: come dispositivo fortemente simbolico attraverso cui si negozia la politica della visibilità nella modernità.
Materiali e al tempo stesso impercettibili, i media wireless ci costringono a rimettere in discussione il paradigma visivo e concettuale di cosa significhi essere moderni.
Siamo nella tela del ragno; impareremo a danzare sui esili fili
tra illusione e inganno,
tra controllo e costrizione
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