ARCHIVIO ANOMIA

LE SACRE SOSTANZE DEL SOGNO
STORIE DI CROCIATE CONTRO DROGHE E DESIDERI
THOMAS S. SZASZ

In un tempo sospeso fra la cicuta e il Valium, la medicina nasce senza madre. Ma se si ascolta il vento tra le fronde di belladonna, si odono ancora i sussurri delle streghe: guaritrici esperte di piante e umori, massacrate perché alchimiste del dolore e del desiderio. Questo estratto da Il mito della droga di Thomas Szasz ricorda le parentele segrete tra l’oppio e la preghiera, l’unguento volante e l’LSD, la fattucchiera e lo spaccio. E ci mostra come, oggi, i drogati siano i nuovi eretici: la medicina ha preso il posto della Chiesa, i medici quello dei preti, la crociata contro la droga quello della caccia alle streghe. Ieri l’Inquisizione colpiva chi si guariva con funghi dalle pene del peccato; oggi lo Stato terapeutico perseguita chi fuma hashish per lenire quelle del salario e dell’atomismo sociale. La guerra alla droga non colpisce le cause della dipendenza: le alimenta. È una macchina che crea devianza per giustificare i suoi cacciatori. Torniamo a far danzare l’anima tra allucinazioni e sabba: perché la guarigione è, ancora e sempre, passarsela.

STREGONERIA E DROGONERIA

In ogni società la gente si rivolge a determinate autorità per guarire i suoi mali. Non appena una società raggiunge un grado sufficiente di complessità, queste autorità tenderanno a monopolizzare la funzione del guarire: allora si definiranno, e saranno definiti dai detentori del potere, come i soli guaritori accreditati o leciti, mentre tutti gli altri saranno confinati nella categoria dei guaritori senza credito o illeciti o ciarlatani. Sarà istruttivo prendere in esame alcune delle somiglianze che sussistono fra le lotte medievali contro la stregoneria e le lotte moderne contro la drogoneria. In ciascuno di questi due contesti ci troviamo di fronte ad una rappresentazione drammatica ritualizzata della provocazione e della difesa dell’etica sociale dominante; ad un conflitto mascherato fra guaritori indigeni o illeciti e i loro avversari accreditati o professionalizzati; e infine, ad una lotta fra individui che aspirano a curarsi per conto proprio scegliendosi da soli chi deve occuparsi della loro salute e collettività o stati che insistono per occuparsi dei membri che vi appartengono, costringendoli a procedimenti che definiscono come terapeutici.

I nostri problemi attuali di droga non possono dunque essere capiti senza prestare un’adeguata attenzione alle sottili ma potenti tensioni sussistenti fra guaritori accreditati e guaritori non accreditati, medici e ciarlatani, droghe lecite e droghe illecite, medicina scientifica e medicina popolare — tensioni, queste, che hanno profonde ramificazioni emotive oltre che economiche. Le storie della medicina tradizionale ne descrivono lo sviluppo partendo da Ippocrate e Galeno nel mondo antico e di qui, attraverso le attività di medici «regolari» — soprattutto arabi ed ebrei — nei Secoli Bui, giungono alla nascita della medicina «scientifica» nel Rinascimento e nel periodo dell’Illuminismo. Facendo una significativa omissione, questi resoconti falsificano la storia della medicina: ignorano infatti il ruolo della «strega bianca» medievale. Le streghe bianche erano donne tenute in considerazione perché si riteneva che avessero il potere di aiutare e di guarire, contrariamente alle streghe nere che erano temute perché si riteneva che avessero il potere di portare disgrazie, malattie e morte.

È davvero indicativo che, come nella storia ebraica della Creazione il genere umano ha un padre divino ma non ha madre, e come nella sua storia cristiana il genere umano ha un padre divino ma una madre soltanto umana, così nella storia della medicina scritta dagli uomini questa disciplina ha padri illustri ma nessuna madre. Possiamo affermare con certezza che questa fantasia partenogenetica maschile della nascita della medicina è soltanto, appunto, una fantasia. In verità, sebbene i nobili sacerdoti-medici dell’antichità siano senza dubbio i lontanissimi antenati del moderno scienziato-medico, il suo parente più prossimo è sua madre: la strega bianca medievale. Per comprendere il ruolo della strega bianca — spesso chiamata «fattucchiera» — come guaritrice, dobbiamo ricordare che nel Medioevo la medicina, come altre branche del sapere, era in una situazione di stasi. Per usare le parole di Jules Michelet: «Se ne levi il medico arabo od ebreo, pagato a caro prezzo dai re, la medicina si esercitava solo alla porta delle Chiese, alla pila dell’acqua santa». I guaritori legali erano dunque i sacerdoti ed i metodi corretti, socialmente accreditati, di cura consistevano in preghiere, digiuni e adeguate applicazioni di acqua santa. Questo, naturalmente, lasciava molti insoddisfatti, non solo perché sapevano che i ricchi si servivano di medici inaccessibili ai poveri, ma anche perché sapevano che esistevano erbe e pozioni, incantesimi e altri rituali magici offerti dai terapeuti «senza diplomi» o «indigeni» dei loro tempi, cioè dalle streghe. Come osserva Pennethorne Hughes, «gli ebrei venivano tacciati di usura perché solo a un ebreo era permesso prestare denaro nel sistema medievale, e ben poche altre professioni erano loro permesse.

Analogamente, le streghe avevano un ampio monopolio dei poteri sulla salute — il duplice potere di guarire e di nuocere — a causa delle disposizioni medievali contro la medicina». Il monopolio a cui si riferisce Hughes era, naturalmente, illecito, come quello di cui può servirsi ora in America la mafia (o «criminalità organizzata») per l’importazione e la distribuzione dell’eroina. Questa, ovviamente, è una sola delle molte analogie, come vedremo qui di seguito, fra stregoneria e drogoneria e fra le lotte condotte contro l’una e l’altra. Le streghe stesse usavano sostanze farmacologicamente attive (che d’ora in poi chiamerò «droghe») e le davano ad altri — e questa è un’altra analogia fra loro e gli attuali consumatori di droghe illecite. Le leggendarie pozioni delle streghe condensavano tutti gli usi complessi e persino antitetici a cui poteva servire la tecnologia farmacologica della stregoneria: la pozione avrebbe procurato poteri magici alla strega che la beveva e poteva essere usata per avvelenare i sani o per guarire i malati. Inoltre, ed è questa un’opinione ampiamente dimostrata, sebbene i poteri terapeutici della strega si basassero in parte sulla magia (cioè sulla fiducia dei suoi «pazienti» nella sua abilità nell’arte del guarire), queste donne possedevano anche numerose sostanze farmacologicamente attive e sapevano come servirsene.

Per esempio, nel 1527 Paracelso, considerato uno dei più grandi medici del suo tempo, dichiarò pubblicamente che «aveva appreso tutto quel che sapeva dalle Fattucchiere [streghe bianche]». Nel classico testo di Margaret Murray, The Witch-Cult in Western Europe [Le streghe nell’Europa occidentale], A.J. Clark fornisce informazioni specifiche sulla composizione di un unguento che le streghe usavano in occasione della celebrazione del «sabba.» Gli effetti psicoattivi — o, come potremmo chiamarli oggi, «psichedelici» — di questi unguenti sono evidenti e sono notevolmente simili a quelli che oggi vengono spesso attribuiti all’LSD. L’uso di unguenti, spalmati sulla pelle, è, naturalmente, presente in molte religioni. Questa pratica era dunque in parte di natura cerimoniale e in parte di natura chimica, in quanto certe sostanze erano assorbite dal corpo attraverso la pelle illesa, o più spesso aperta da ferite. A proposito degli «unguenti per volare» usati dalle streghe europee Clark scrive che: «Le tre formule degli unguenti usati dalle streghe per volare sono: 1) Prezzemolo, acqua d’aconito, fronde di pioppo e fuliggine; 2) Pastinaca acquatica, acoro comune, sangue di pipistrello, morella e olio; 3) Grasso di bambini, succo di pastinaca acquatica, aconito, cinque foglie di belladonna e fuliggine.

Queste ricette dimostrano che la società delle streghe aveva un’ottima conoscenza dei veleni. L’aconito e la morella, o belladonna, sono due delle piante più velenose che crescono spontaneamente in Europa; la terza è la cicuta, poiché probabilmente si riferisce alla cicuta e non all’innocuo prezzemolo che le somiglia molto. Dopo questa descrizione, Clark ci dice non solo della competenza farmacologica delle streghe, ma anche degli antecedenti storici del problema contemporaneo dell’abuso e del controllo di droga:

«L’aconito era uno dei veleni più noti nei tempi antichi ed era talmente usato dagli avvelenatori «di professione» di Roma durante l’impero che fu emanata una legge secondo la quale la coltivazione dell’aconito era un reato punibile con la morte […] Anche l’uso della belladonna come veleno era noto nelle epoche antiche; si sa che quattordici bacche provocavano la morte, mentre una dose media induceva uno stato di eccitazione e di delirio. Anche la cicuta maggiore è un veleno antico e molto noto […] Quindi non v’è alcun dubbio sull’efficacia delle ricette e sulla loro capacità di agire sull’organismo […] Non posso dire se qualcuna di queste droghe potesse dare l’impressione di volare, ma penso che a questo riguardo sia interessante l’aconito. L’aritmia cardiaca in una persona che sta per addormentarsi crea la sensazione di una caduta improvvisa, attraverso lo spazio ed, è probabile che la combinazione di un prodotto che provoca il delirio come la belladonna con una droga che produce aritmia cardiaca come l’aconito possa dare la sensazione di volare».

In breve, in questo resoconto dell’uso di droga da parte delle streghe medievali troviamo le prime sostanze capaci di dare l’illusione di volare, o di essere in grado di volare, che oggi è attribuita all’LSD; e anche le prime streghe in ruoli sociali paragonabili non solo a quelli degli odierni guaritori indigeni, ma anche a quelli dei consumatori di droghe illecite («drogati») e di coloro che le vendono («spacciatori»). Sembra, inoltre, che l’impressione di volare — e tutte quante le impressioni false o distorte. del proprio corpo o del proprio ambiente — non siano tanto provocate dalla specificità della droga quanto dalla specificità della situazione: esse si verificano con ogni tipo di droga quando il risultato che ci si aspetta che l’iniziato provi è un sentimento di esaltazione. Così Hughes osserva che: «i dervisci persiani ed altri hanno ottenuto effetti analoghi [a quelli ottenuti dalle streghe] con l’hashish, passando dall’esaltazione ad uno stato allucinatorio completo. Sotto l’influenza di questa droga si dice che un sassolino sembri una pietra enorme, un rigagnolo un grande fiume, un sentiero un’ampia strada senza fine. Il drogato prova la fantasia di possedere delle ali e di potersi sollevare dal suolo».

Prima di concludere queste brevi osservazioni sulle streghe bianche, a cui tanto è debitrice la medicina moderna, che tuttavia cerca di negarne i meriti e si ostina ad ignorarne perfino l’esistenza — voglio richiamare l’attenzione sull’impressionante somiglianza con l’atteggiamento che la medicina moderna ha nei confronti del papavero, a cui pure deve tanto e di cui tuttavia cerca di negare i meriti e di cancellare l’esistenza. Per millenni, l’oppio è stato il migliore analgesico e antidepressivo, cioè il più efficace e il più sicuro. Ma l’oppio, come il guaritore indigeno, è semplice e senza pretese: succo essiccato del papavero. Non c’è bisogno di nessun chimico, di nessuna industria farmaceutica, di nessun medico per produrlo o per somministrarlo. Questa, mi sembra, è una delle ragioni principali per le quali la medicina moderna ha con tanta ingratitudine voltato le spalle al papavero, proprio come aveva fatto, in precedenza, con la fattucchiera: l’uno e l’altra ricordano all’arrogante «dottore» — che aspira a controllare più che non a curare il suo paziente — le di lui umili origini; peggio, l’uno e l’altra lo minacciano di sostituirlo con un guaritore indigeno, con la medicina popolare e con il tentativo del malato di curarsi da solo — tutte cose, queste, che rendono il medico superfluo e insicuro. Inoltre, questa è una delle ragioni principali per cui il medico moderno ha accolto a braccia aperte delle sostanze sintetiche che alleviano il dolore e influenzano l’umore: non può esserci né Veramon né Valium senza chimici, industrie farmaceutiche e medici che li prescrivano! Questo fa sì che il moderno medico sembri uno scienziato, non un mago; e lo rende indispensabile come colui che protegge il paziente dal ciarlatano, e persino da se stesso! Proprio tenendo presente questi elementi dovremmo vedere, e io cerco di prendere in esame, i parallelismi esistenti fra droghe lecite e illecite, fra guaritori leciti e illeciti, e il contesto che viene a crearsi fra loro. Coloro che praticavano la stregoneria prendevano e davano droghe, e lo stesso fanno coloro che oggi praticano la drogoneria — cioè, coloro che prendono e danno droghe illecite. In entrambi i casi, i devianti sono perseguitati e puniti non soltanto per quello che fanno ma anche per quello che sono: membri insolenti di una «controcultura».

 

INQUISITORI E CACCIATORI DI TOSSICI

Non è necessario star qui a ripetere gli episodi delle famigerate cacce alle streghe. Sembra chiaro, comunque — sia per le prove fornite dalla storia che per quelle fornite dalla natura umana — che la lotta contro le streghe fu condotta con tanta ferocia in parte perché le streghe minacciavano i poteri oligarchici dei preti, allo stesso modo in cui la lotta contro gli spacciatori è condotta con tanta ferocia in parte perché gli spacciatori minacciano i poteri oligarchici dei medici. E di notevole importanza il fatto che la prima persona ad essere giustiziata nella colonia di Massachusetts Bay sia stata Margaret Jones, una «medichessa» accusata di stregoneria. Un tempo, nelle società teocratiche, soltanto al sacerdote era permesso praticare guarigioni. Se lo faceva una strega, essa veniva condannata indipendentemente dall’esito dei suoi tentativi: se danneggiava il suo cliente, era punita per aver fatto del male, se lo beneficava, era punita per aver sedotto il fedele e aver stregato l’innocente.

Oggi, nelle società terapeutiche, soltanto al medico è consentito dare «droghe pericolose». Se lo fa qualcun altro, viene chiamato «spacciatore», ed è anche in questo caso condannato e punito indipendentemente dalle conseguenze dei suoi tentativi. Il risultato della rivalità fra streghe e preti nel Medioevo fu l’Inquisizione, con tutte le sue conseguenze complesse e di vasta portata — in particolare lo sviluppo di un potente gruppo di cacciatori di streghe, il cui interesse acquisito divenne quello di produrre un numero sempre più ampio di streghe per poter diventare essi stessi sempre più indispensabili e sempre più ricchi. La moderna persecuzione dei drogati e degli spacciatori ha dato origine ad una analoga Inquisizione Medica, con conseguenze complesse e di vasta portata — fra cui il sorgere di un potente gruppo di cacciatori di drogati, il cui interesse acquisito è quello di produrre un numero sempre più ampio di drogati per poter diventare essi stessi sempre più indispensabili e sempre più ricchi.

Tali trasformazioni sono, in realtà, inevitabili, in quanto sono connaturate alla «costruzione» della società, e in quanto una delle ovvie caratteristiche di questa costruzione consiste nel fatto che le attività sociali più importanti e facilmente identificabili sono, e sono sempre state, istituzionalizzate. La religione è istituzionalizzata sotto forma di clero; la medicina sotto forma di professione medica; la preparazione di droghe sotto forma di farmacia. Analogamente la guerra contro gli eretici e le streghe era istituzionalizzata sotto forma di Inquisizione; e la guerra contro le droghe pericolose, i drogati e gli spacciatori — cioè, contro la drogoneria — è istituzionalizzata sotto forma del Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs, del National Institute of Mental Health e di altre istituzioni e gruppi alleati nella guerra contro la drogoneria. Come nel caso dell’Inquisizione, la Guerra Santa Medica contro l’abuso di droga ha una portata internazionale; e come l’Inquisizione aveva due centri principali, uno a Roma e l’altro in Spagna, così anche l’Inquisizione Medica ha due centri principali, uno a Washington e l’altro in Svizzera. Il vero centro spirituale di questa guerra santa si può dire che sia nella capitale americana, e in particolare nei suoi Istituiti Nazionali periferici per la lotta contro questa o quella malattia e droga.

Da questi centri, inoltre, escono i principali piani di produzione e distribuzione dell’Acquasanta Medica, il Metadone, per combattere la Pozione della Strega Eretica: l’eroina. Il centro delle operazioni internazionali dell’Inquisizione Medica è collocato in Svizzera, soprattutto a Ginevra, negli uffici delle diverse organizzazioni burocratiche anti-assuefazione e anti-droga delle Nazioni Unite. È superfluo aggiungere che questi istituti non si interessano di uso di droghe come l’alcool, il tabacco o il metadone, ma si interessano soltanto di quegli usi che sono indotti e mantenuti da gente che è al di fuori del controllo medico e che comportano sostanze che le Nazioni Unite classificano come «droghe illegali». La Chiesa, come osserva Michelet, «dichiara, nel XIV secolo, che ove la donna si attenti guarire gl’infermi senza avere studiato, è strega e dannata a morte».

Naturalmente «studiare» si riferisce qui allo studio delle Sacre Scritture e alla qualifica di prete. Allo stesso modo, nel XX secolo, la Medicina dichiara che se un uomo, una donna o un bambino osa prescrivere droghe senza avere una laurea in medicina — e prescrive una «droga pericolosa» senza essere iscritto specificamente al Bureau of Narcotics and Dangerous Drugs — quest’uomo, donna o bambino è uno «spacciatore» e deve essere severamente punito, in certi casi con l’ergastolo. Sebbene ai tempi della caccia alle streghe fosse ovvio che gli inquisitori ricavavano abbondanti profitti dalla caccia e dalla persecuzione delle medesime, né questo fatto (senza dubbio troppo semplice per la mente umana, che cerca le difficoltà dove non ci sono), né l’assenza di un problema delle streghe prima del XIII secolo furono sufficienti a far comprendere alla gente a quale orribile farsa essa stesse partecipando e assistendo. Tutto questo è ancor più drammaticamente vero per l’orribile farsa che si sta rappresentando oggi.

L’ideologia dell’abuso di droga — la creazione di drogati e tossicomani e la loro persecuzione mediante «trattamenti» — è un affare fiorente. Solo nello stato di New York, il governo statale ha speso oltre sei miliardi di dollari negli ultimi sei anni — senza contare i fondi federali — con il risultato, del tutto prevedibile, che si può oggi affermare che il «problema della droga» è molto più grave di quanto lo sia mai stato. Nel XIX secolo, quando non c’era alcun controllo sulla droga, non c’era alcun problema di droga. Come capì benissimo il Grande Inquisitore — le persone amano essere divertite e terrorizzate da campagne che le «salvino» dai «nemici» e sono impazienti di acclamare quei capi che si offrono di alleviare le loro spalle dal peso della libertà. In ogni caso, naturalmente, veniva detto alle persone — che erano sicure di non avere alcuna «ragione» di dubitare che le cose stessero così — che i loro capi stavano semplicemente proteggendole, dalle streghe o dagli spacciatori, e stavano salvandole nel nome di Dio e della Salute. Sotto la pressione di un’incessante propaganda egualitaria ed anticapitalista (tanto nei paesi comunisti che in quelli non comunisti) e di ininterrotti programmi di «educazione al problema della droga» la maggior parte della gente ha finito per avere fiducia nel fatto che lo Stato sia altruisticamente disinteressato, e per non avere fiducia in coloro che «traggono profitti» dalla vendita e dall’uso di «droghe pericolose». Tutto questo semplifica all’Inquisizione Medica la graduale crescita qualitativa e quantitativa delle sue operazioni, senza il rischio di incorrere in serie opposizioni da parte della stampa popolare o da parte di gruppi di esperti. All’inizio, quando le prime menzogne sugli «stupefacenti» furono venerate come verità ufficiali e quando i diritti civili furono per la prima volta calpestati da zelanti proibizionisti che si trovavano da poco senza lavoro, nessuno degli esperti più «seri» protestò.

Molto prima che l’attuale «duplice soluzione» dell’eroinomania — cioè, cura obbligatoria con il metadone per i drogati ed ergastolo per gli spacciatori — fosse proposta, erano state introdotte numerose armi che non lasciavano alcun dubbio sulla direzione che stava prendendo questa campagna. I medici o i loro surrogati cercavano furtivamente attraverso esami droghe illegali nel sangue e nelle urine — soprattutto di bambini, militari e pazienti di ospedali psichiatrici. Nessuno protestò. Persone e automobili, fermate da agenti per ragioni estranee alla droga, furono perquisite e, nel caso che venissero trovate droghe, le persone venivano processate per violazione delle leggi anti-droga. Nessuno protestò. Alla fine degli anni ’60, molte comunità dello stato di New York diedero vita a un nuovo «programma» per «risolvere» il problema della droga. Questo programma, soprannominato TIP, consisteva nell’offrire una ricompensa in denaro a chiunque avesse «scovato uno spacciatore». Si riscopriva così nello Stato di New York — naturalmente nell’interesse di tutti — l’antica arte di denunciare alle autorità amici, vicini e nemici. Nessuno protestò. Tanto più sfacciatamente bizzarri diventavano i metodi dei persecutori, quanto più entusiasticamente venivano accettate le persecuzioni — considerate come azioni generose di «scrupolosi» impiegati pubblici.

Nelle università giungevano conferenzieri a parlare dell’abuso e del controllo delle droghe. Le facoltà di medicina organizzavano intensissimi programmi di studio sulla tossicomania e sul suo trattamento. La maggior parte della gente — uomini della strada o esperti che fossero — concordava con tutto ciò che le autorità dicevano. Alcuni la sapevano più lunga ma se ne stavano zitti temendo, per lo più a ragione, di mettere a repentaglio la posizione personale, il buon nome e la sicurezza finanziaria. Poche le voci dissenzienti, condannate il più delle volte a restare inascoltate. A dire il vero, erano molti quelli che si lamentavano e che non erano d’accordo. Ma siccome questo avveniva in un clima di crescente terrore di altre crociate, movimenti di massa e rivoluzioni, quasi tutti quelli che si lamentavano, e che si lamentavano nel modo più ipocrita, si lamentavano delle cose sbagliate — rafforzando così, anziché indebolire, le premesse di fondo, intellettuali e morali, dei persecutori.

Citiamo come esempio coloro che oggi protestano contro le condanne all’ergastolo inflitte agli spacciatori di droga considerandole «troppo severe» e perdendo così di vista l’illegittimità morale e giuridica di fondo di qualsiasi punizione degli «spacciatori»! Molti sono turbati dall’idea che gli spacciatori non debbano essere affatto puniti. La loro reazione a questa possibilità è molto simile a quella che mostrava la gente dopo che l’Inquisizione ed il nazismo avevano stabilito i loro programmi: non si poteva mettere in dubbio, allora — nemmeno da parte delle persone più «liberali» e «benintenzionate» — che «si doveva fare qualcosa» delle (o alle) streghe e degli (o agli) ebrei. Le persone «ragionevoli» potevano soltanto discutere su questo «qualcosa». Suggerire che non si doveva fare nulla avrebbe costituito eresia ed antinazismo nei primi due casi, e nel terzo caso sarebbe stato considerato come una difesa dell’eroinizzazione dei ragazzini, da Harlem ad Honolulu.

Forse è necessario che tali «follie collettive» seguano il loro corso e che intere masse di persone siano colpite, prima che un numero sufficiente di individui si rivolti contro tali follie e le rifiuti. Il 2 febbraio del 1973 il New York Times pubblicò uno dei suoi innumerevoli servizi sulla guerra alla drogoneria, che naturalmente non era chiamata così. Esso era intitolato Progetto del Governatore sull’abuso di droga, occupava gran parte di un’intera pagina. Le analogie fra questo programma, che analizzerò qui di seguito, ed i programmi dei cacciatori di streghe di alcuni secoli fa risulteranno evidenti.

L’articolo si apre con questa affermazione: «Le proposte del Governatore Rockefeller sul trattamento da riservare ai trafficanti di droga hanno fino ad ora dominato la Legislatura del 1973, che ha completato oggi la sua quinta settimana di lavoro».Viene qui identificato l’interesse principale dell’Inquisizione Medica: gli spacciatori «responsabili» della calamità della drogoneria. «Le proposte del governatore ebbero origine soprattutto dalla sua frustrazione di fronte al fallimento di una delle sue creazioni — la Narcotics Addiction Control Commission — nel contenere l’epidemia di stupefacenti». La parola «fallimento» è molto significativa, in questo contesto, perché esprime in una forma altamente condensata tutta quanta l’ideologia della guerra contro la drogoneria: le autorità che creano il «problema» sostengono di cercare di «risolverlo» ma «falliscono» nel loro intento. Ma se si rifiuta questa ideologia e questa mitologia, si deve allora riconoscere che la «creazione» del governatore Rockefeller non è stata un tremendo fallimento, ma un grande successo: è riuscita infatti ad esacerbare ulteriormente il «problema» a cui apparentemente si proponeva di dare soluzione. Le autorità, tuttavia, definiscono la diffusione della tossicomania come l’opposto di quello che essa è in realtà — esattamente come avevano fatto precedentemente con la diffusione delle streghe. E siccome sono le autorità, possono imporre la loro definizione alla stampa e alla mentalità della gente. Il corrispondente del Times sembra rendersene conto poiché conclude il suo articolo con questa efficace affermazione: «Tuttavia è noto a tutti che qualsiasi drastico progetto di legge sarà presentato, avrà l’imprimatur del governatore, dal momento che egli, a causa della sua posizione e dell’enorme apparato di public relations ai suoi ordini, ha posto e sta tuttora ponendo un’attenzione particolarmente intensa a questo problema».  «Il solo trattamento» — continua l’articolo del Times — «non può arrestare il diffondersi delle droghe pesanti e la graduale distruzione della nostra società,» ha detto Rockefeller in un’udienza legislativa. Ciò di cui abbiamo bisogno, ha detto, «è un deterrente davvero efficace contro lo spaccio di droga». 

Da questo punto di vista, la premessa che gli spacciatori sono individui malvagi e che sono in qualche modo responsabili non solo dell’uso delle droghe pesanti ma anche della «distruzione della nostra società» non può più essere messa in discussione. Il governatore Rockefeller non fu dissuaso dal suo proponimento neanche dal fatto che soltanto poche settimane prima il dipartimento di polizia di New York fu denunciato dalla stampa per avere spacciato eroina e cocaina per molti milioni di dollari». «Rockefeller ha chiesto l’ergastolo obbligatorio per i trafficanti di droghe pesanti e per gli spacciatori di droga che commettano crimini violenti. Il governatore ha chiesto che lo stato paghi un premio di mille dollari a coloro che diano informazioni su uno spacciatore che venga poi condannato… Le droghe definite pesanti dalla legislazione sono l’eroina, la cocaina, la morfina, l’oppio, l’hashish, l’LSD e le anfetamine. La marijuana non è inclusa in questo elenco». Il dramma della competizione fra tentatori riconosciuti e tentatori non riconosciuti (sacerdoti, guaritori, commercianti di droga, ecc.) è qui presente in tutta la sua evidenza: coloro che tentano gli altri offrendo loro in vendita droghe illegali sono condannati e bollati come «spacciatori»; coloro invece che tentano gli individui assuefatti all’eroina affinché diventino assuefatti al metadone offrendoglielo gratis, coloro che tentano gli informatori a denunciare i drogati offrendo loro premi in denaro e coloro che tentano i medici affinché si prostituiscano come mercanti di tossicomanie alle dipendenze dello stato — tutti costoro sono esaltati e venerati come «terapeuti» e come altruistici combattenti della «guerra contro l’abuso di droga». Tutte le critiche che sono state rivolte a queste proposte di legge, come ho appena osservato, si incentravano unicamente sull’«eccessiva severità» di alcune pene. Così, per esempio, alcuni contestatori hanno fatto presente che pene troppo forti avrebbero potuto «incoraggiare un drogato a uccidere un testimone, sottoponendo così ad ulteriori rischi le vittime dei tossicomani. “Questo rischio esiste” ha recentemente affermato il governatore». Le altre obiezioni erano altrettanto deboli, anzi meschine. 

«Alcuni avvocati e legislatori, — continua l’articolo del Times — ritengono che questo [premio in denaro] potrebbe incoraggiare individui disonesti e vendicativi a mettere di nascosto addosso a certe persone degli stupefacenti, creando così le condizioni per cui degli innocenti possono essere condannati all’ergastolo». 

Questo brano ci fa capire che gli americani — persino gli avvocati e i legislatori! — hanno ormai interamente accettato il fatto di non avere il diritto di comprare e di vendere determinate droghe. Certo, se un popolo vuole privarsi di un diritto — che possedeva fino al 1914 e della cui perdita non si è nemmeno accorto e di cui tanto meno ha compreso l’importanza — può farlo. Non si può rendere libera un’altra persona, e tanto meno un’intera nazione. Ma a questo punto quella nazione è costretta ad affrontare le conseguenze della sua decisione: deve quindi punire coloro che desiderano praticare queste libertà «illegali»; deve riconciliare il suo fervore anticapitalistico sul problema della droga con le sue ideologie e istituzioni che sono invece ancora capitalistiche; e deve sopportare se stessa — cosa che non solo gli individui, ma anche le società devono essere in grado di fare — nelle ore piccole del mattino, quando deve accorgersi che sta selvaggiamente perseguitando gli spacciatori i quali, come gli abortisti di un passato così recente, altro non fanno che offrire un prodotto o un servizio di cui c’è forte richiesta, e nello stesso tempo è ambivalentemente indulgente nei confronti di coloro che commettono innumerevoli azioni direttamente violente contro i loro concittadini. Molte autorità, naturalmente, salutano ogni nuovo intensificarsi della battaglia come un gradito passo «avanti,» e sollecitano anzi un’escalation negli armamenti. Così, un editoriale apparso sul «Syracuse Herald-Journal» non si limita ad approvare tutte le proposte di Rockefeller, ma si lamenta del fatto che:

«questi progetti riguardano gli spacciatori. Ci chiediamo quali provvedimenti si pensa di prendere nei confronti di coloro che traggono un profitto netto dai sottoprodotti del traffico della droga. Non sono almeno altrettanto colpevoli, forse, coloro che vendono gli accessori, le pipe ad acqua, i cucchiaini da cocaina, le pipe per hashish, le macchinette per arrotolare gli spinelli di marijuana, di qualsiasi altro individuo accusato di contribuire alla delinquenza minorile?… Un profitto trascurabile, no?»

Il 5 febbraio del 1973 il partito conservatore dello stato di New York ha superato il fervore del governatore Rockefeller nel condurre la guerra santa contro la drogoneria: mentre il partito raccomandava che la condanna all’ergastolo fosse «libera» anziché obbligatoria per gli «spacciatori ambulanti,» esso raccomandava anche la pena capitale per «i grossi importatori e per i trafficanti all’ingrosso di droghe illegali». Non a caso, come un tempo i cristiani più ortodossi favorivano la ferocia più contraria agli ideali cristiani contro le streghe, così oggi i capitalisti più ortodossi raccomandano la ferocia più anticapitalista contro quegli imprenditori che commerciano in «droghe pericolose». I papi convincevano la gente che le streghe erano i peggiori malfattori della società e che di conseguenza meritavano di essere punite senza pietà. I nostri uomini politici hanno in modo del tutto simile convinto la gente che gli spacciatori di droga sono i peggiori malfattori della società e che di conseguenza meritano di essere puniti senza pietà. Quello di cui la gente non si accorse allora fu che erano loro le streghe e gli stregati, e quello di cui la gente non si accorge adesso è che sono loro gli spacciatori e i drogati. Con monotona regolarità la gente teme stoltamente gli innocui capri espiatori ed ha ciecamente fiducia nei pericolosi persecutori dei capri espiatori.

I papi convincevano la gente che le streghe erano i peggiori malfattori e che meritavano di essere punite. Oggi, i nostri politici convincono la gente che gli spacciatori sono i peggiori malfattori e che meritano di essere puniti senza pietà.

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