MANIFESTO

Le dune non possono più estendersi: sono ovunque

Ciò nonostante, non hanno mai smesso di intensificarsi

Guai a chi si illude di non celarne dentro di sé!

1. DROGA DI STATO TAGLIATA CON IL FENTANYL

In buona parte dei paesi occidentali le alternative di governo sono venute a delinearsi in termini sempre più sfacciati, secondo la falsa opposizione tra liberali e fascisti. Tutte le maschere sono cadute. Sappiamo che ve ne siete accorti anche voi. Come per il neoliberismo e l’ordoliberalismo, la loro differenza non si colloca sul piano dell’adesione o del rifiuto del capitalismo, ma tutt’al più su quello delle forme territoriali e politiche: globale o nazionale, Open Government o Autocrazia. Per gli uni il nemico è Mosca, per gli altri Pechino. Negli ultimi tratti del nichilismo, quando il pensiero liberale rileva l’attività avviata da quella che un tempo si sarebbe chiamata “sinistra”, è chiaro che, come ha scritto un amico che ha vissuto almeno tre vite, i fascisti hanno una maggiore facilità a presentarsi come i veri sostenitori della libertà, della democrazia, delle alternative contro-egemoniche e, in definitiva, della rivoluzione.

2. NON CONOSCO LA LINGUA DEI PORCI

Non è un caso che i fascisti fuori dal parlamento, figli del Biopotere e dello Spettacolo, cresciuti fra gli sbirri e i GAFAM, abbiano cominciato a leggere i nostri libri, a parlare con le nostre parole, a trasformare i versi delle poesie in slogan pubblicitari, risemantizzandoli e riterritorializzandoli. Questa sussunzione del lessico sovversivo da parte degli agenti dell’eversione nera non è che l’ennesimo tentativo di ri-estetizzare la politica. Non si tratta di rivendicarne la proprietà, ma l’inappropriabilità. Ok, le nostre parole non sono nostre. Ciò non significa che possano diventare loro. Ognuno può usarle; abusarne è altra cosa. Creassero da soli le similitudini con cui rimpinzano fino a scoppiare le loro brutte strategie di marketing! Nella nuova estetizzazione le trame di Ordine Nuovo si mescolano alle atmosfere di un noir e la gerarchia terzoposizionista fa tutt’uno con i diversi pacchetti di abbonamento a un servizio online, rigorosamente nel segno di un esoterismo di seconda mano, mutuato da Evola e True Detective. Premesse ottime per un bestseller o un blockbuster, pessime anche solo per millantare una lotta politica, persino contro-rivoluzionaria. Non abbiamo mai dubitato che dietro agli agenti dell’eversione nera si nascondessero i fedeli cani da guardia dello status quo. Ma oggi più che mai il loro principale obiettivo è battere cassa. Questo, e nient’altro che questo, significa “post-fascismo”. Ecco il motivo per cui il rilascio di ChatGPT e delle altre Intelligenze Artificiali Generative non ha destato in noi alcuna impressione. In qualsiasi ambito l’importante è fidelizzare il cliente. Questa è ormai la sola regola che conti.
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3. SOLTANTO TU, PERCHÈ SEI TU IL TUO AVVERSARIO

Se tutto questo ha potuto crescere e proliferare lo ha fatto unicamente sulla nostra pelle, grazie alla debolezza accumulata negli anni. Dapprima venne un sedicente movimento a svuotare le piazze per ricondurre ordinatamente le pecorelle smarrite nei recinti elettorali, abituandole al contempo con il suo linguaggio ambiguo, né di destra né di sinistra, a suoni, concetti e valori sempre più fascisti. Cavalli di Troia. ! SPOILER ALERT !è  stata l’insopportabile spocchia dabbene dei tecnocrati socialdemocratici che pretendono di non sedere mai dalla parte del torto a spingerle nell’arena di certi commedianti. Fece poi seguito la strategia di (ri)polarizzazione biopolitica iniziata con la guerra al Covid, proseguita senza sosta con la guerra russo-ucraina e quella israelo-palestinese, che ha fatto di quella nostra debolezza argomento di discussione o di rimozione. Dalla metafora bellica alla corsa agli armamenti. Delle alleanze si sono scompaginate, delle amicizie si sono dissolte, portandosi via gli spazi che avevano creato – in strada come in rete. Da frammenti a schegge viaviainfinitamentesemprepiù piccole… .. . Ora la guerra è davvero dietro l’angolo delle case di omnes et singulatim. Le porte della morte verranno spalancate, carestia e pestilenza fedelmente al seguito. La sconfitta è in ciascuno di noi, nascosta in una profondità maggiore della coscienza e della memoria, perché ne costituisce il limite sacro. Sapete bene di cosa stiamo parlando. Lo provate, lo proviamo. La sua profanazione è all’ordine del giorno. Il minimo che si possa dire a riguardo è un sapere che riposa nel punto in cui il materialismo incontra l’analitica fondamentale: ogni fatto storico ha una fine. Il resto è bieco idealismo.

4. LIFE SUCKS, TE PURE

È saltata una staffetta generazionale. Il peccato è stato non essersene resi conto prima. Questa generazione – che, come molte altre prima di lei, ritiene di essere l’Ultima – rimpiange ormai le certezze, le prospettive, il futuro: il matrimonio, il lavoro, la famiglia… Così giovani e così nostalgici! Guardano al futuro con gli occhi del passato. Occhi alle volte illanguiditi, altre risentiti. Immancabilmente tristi. Sfugge loro il qui e ora che nella sua intensità distoglie da ogni “poi”, “dopo” o “domani” scompaginando ogni programma, ma, si sa, l’attimo è felicità o non è affatto. Se ciò è potuto accadere è anche grazie alla complicità degli spazi “occupati” che hanno cessato di parlare ai ragazzi e si sono gradualmente trasformati in gestioni, fino a diventare delle vere e proprie istituzioni, ora sorrette dall’autoreddito ora affossate dal debito. Con la loro estetica decadente, che non ha niente da invidiare alle Poste e all’INPS, impegnano la pressoché totalità del proprio conatus per preservare il loro grado minimo di potenza, in un atteggiamento volto alla mera sopravvivenza. Hanno perduto ogni capacità di contrattaccare e diffondersi, il loro principale obiettivo è conservare se stessi, sono diventati conservatori. Per questo i ragazzini li sentono emanare lo stesso tanfo degli uffici dei loro genitori. I quartieri in cui risiedono avvertono ormai la loro presenza come quella di un corpo estraneo, in quei rari casi in cui ancora la avvertono – e non solo per gettare piscio sugli schiamazzi notturni, s’intende. Lo si può ignorare, ma sappiamo che non è sempre stato così. Arriverà forse il giorno in cui, rinunciando a ogni anche minima vena cospirativa, faranno ufficialmente il loro ingresso nel metaverso! Fino ad allora continueranno a vedersi sgomberare dagli sbirri e a “occupare” nuovi spazi, con forze sempre più esigue, in una cattiva infinità che non conosce interruzione né superamento.

5. KILL YOUR IDOLS

Ultimamente alcuni esponenti della generazione che ha fatto prima il Sessantotto e poi il Settantasette sono deceduti. Li abbiamo ricordati, versando una lacrima. Ma, dopo di loro, non ha fatto seguito alcun diluvio. Ops. Anzi, il crepuscolo di questi idoli comincia a portare all’evidenza dei più o meno giovani una libertà di pensiero e d’azione senza precedenti che, da alcuni, può essere vissuta con smarrimento, come terrificante o addirittura paralizzante: effetti collaterali lasciati in eredità da chi, durante la sua vita, non si è fatto scrupoli a comportarsi nei confronti dei propri allievi e compagni come Saturno che divora i suoi figli, cannibalizzando idee, affetti, tattiche e anni di vita fuori dalle galere. Ma, al di qua o al di là di quel terrore, si presenta ora la più preziosa delle occasioni. Senza più numi tutelari a maledire chiunque avesse osato trasgredirne i confini, le tradizioni possono finalmente rimescolarsi, deviarsi, tradirsi, e il rizoma può davvero divenire-rizoma, può, finalmente privo di radici, sperimentare la propria evoluzione a-parallela e trasversale, eterogenea. Si sperimenta con la scrittura, i corpi, gli incontri, le droghe, gli scontri, l’arte – ed ebbri di tremende speranze, con chissà cos’altro. Chi ha creduto che il rizoma potesse essere un mero datum, chi ha creduto che rizoma si potesse essere, ha finito col fare della militanza il proprio impiego a tempo indeterminato. Un vero lusso in tempi di precariato!

6. UN’ARMA PER UCCIDERE LA NOIA

L’incedere della fine evoca in noi l’esigenza di un inizio, di un archivio nel quale richiamare involontariamente alla memoria le voci e le riflessioni degli amici più vicini e più distanti, di quelli con cui ci siamo sbronzati e di quelli con cui, per un pelo, non siamo venuti alle mani; di quelli a cui abbiamo fatto da alibi e di quelli che almeno una volta, proprio quella volta lì, hanno sfiorato col pensiero d’infamarci. Non si tratta di lasciare o, peggio, conservare tracce. Sappiamo che tutto ciò che conserva qualcosa contribuisce al lavoro della polizia. Si tratta di accettare di aver avuto per troppo, troppo, tempo un posizionamento difensivo. E di iniziare a dismetterlo, ricorrendo a una ghirlanda di frammenti che, come maranza sul ciglio della strada, balzano fuori armati e strappano l’assenso all’operoso cumenda della cultura. Costui non ha più l’occhio bianco azzurro, il cervello piccolo e la goffaggine nella lotta. Il suo abbigliamento è certamente meno barbaro di un tempo. Ma non ha smesso di mettersi burro nei capelli. Quanto a noi, la nostra lezione l’abbiamo appresa ormai alcuni anni fa dai versi di un Fedele d’Amore: la potenza è il paradiso comune di coloro che sono disposti a patire l’inferno della propria impotenza individuale. Tradurla in atto non farebbe che costringerci nel purgatorio dei groppuscoli affaccendati, assediati dalle loro liste di cose da fare.

7. IL FUTURO MA SENZA UN FUTURO

L’archivio è quindi solo un gesto, il solo gesto che resta a chiunque di questi tempi senta l’esigenza di assumere un posizionamento offensivo: la ricapitolazione. Ricapitolazione delle parole degli oppressi, nel tempo della fine. Ma la sua arché non comanda, è destituita. Ecco perché l’anomia: inizio senza comando, inizio senza nomos, senza kratosorthos. E, pertanto, senza telos. Quale inizio senza un fine? Inizio che non inizia, salto nel vuoto del potere che riscopre, nel mezzo, la pienezza del campo trascendentale abitato da Bella Baxter e Arthur Fleck, Valerie Solanas e Fra Dolcino. Archivio anomia è, allora, anzitutto il fuorilegge di ciò che avrebbe potuto essere detto, il caos che trascura l’apparizione degli enunciati come avvenimenti unici, salvando e punendo la lingua. Ci siamo meticolosamente dedicati a sfondare qualsiasi residuo di fondamento potesse sopravvivere, qui o lì, disperso nell’archivio. Forse si sarebbe potuto più semplicemente dire “anarchivio”. Un nome perfetto per vendere libri e far felici gli editori, alimentando l’ennesimo convegno accademico. Saremmo stati proprio bravi. Ma in fondo lo sapete da voi: è talmente avvilente la bravura…rischia continuamente di sfociare nell’efficienza. Roba per chi vuole realizzare qualcosa o, ancor peggio, se stesso. Fortunatamente, quando il nome è venuto a mancare, l’anomia si è fatta anonimia. Nessun comando ci precede, neppure quello del nomen; nessuna ottemperanza ci fa seguito, neppure quella dell’omen. Guagliun’e miez’a vie; al crocevia di tutte le strade. Se la città è documento di una catastrofe perfetta, che non è mai iniziata e non è mai finita e non si sta svolgendo, allora noi siamo la città, noi la distruzione. An/archivio ano(ni)mia, dunque… è noto: ad addentrarsi in un fondamento sfondato si corre sempre il pericolo di mettere un piede in fallo e sprofondare in una conigliera senza fondoscivolare su una superficie senza attrito. Il più profondo è la pelle, Alice ne sa qualcosa.

 

8. UN ALTRO BICCHIERE CHE HO SETE DI OBLIO

Non c’è altro da aggiungere; ci sarebbe troppo da aggiungere. A questo punto abbiamo motivo di credere che siate sufficientemente svegli da non aspettarvi una lista di nomi a sottoscrivere queste parole. D’altronde, potreste trovarci anche il vostro. Gooble gobble, gooble gobble, We accept her one of us… Analogamente dovrebbe esservi chiaro perché non dichiariamo il luogo del nostro soggiorno invisibile presso questa città immaginaria, certi che i pensieri, uniti all’esigenza inintenzionale del lettore, saranno sufficienti a farci disconoscere a lui. E viceversa. In un imprecisato accento straniero, solo una domanda affiora leggera sulle nostre labbra all’ora dei saluti: volete bruciare con noi?

chi siamo non ha, e non ha mai avuto, nessuna importanza

Amburgo-Roma-Parigi-Torino
febbraio 2024